Marion in Berlin. L’insegnante di tedesco non viene a casa.

derrick

Era de maggio e te cade´ano inzino , a schiocche a schiocche, li cerase rosse…

Forse era l´aria..e tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe …

La voce di Tito Schipa echeggia nel ristorante “Core e Napoli” a Schöneberg, quartiere residenziale silenzioso, radical-gay-chic, luogo di sepoltura dell´eterna Marlene Dietrich.

- Ma lo sai il tedesco? – chiede il cuoco grasso partenopeo mentre impasta acqua e farina.

- Eh, lo sto studiando..

- Mmm.. hai i documenti in regola per lavorare qui?

Eh? Documenti? Che documenti?…Non sapevo che si potesse associare la parola “lavoro” a “documenti”. Gente strana: documenti a lavoro e le attese del bus ampiamente soddisfatte. Tu aspetti il bus e il bus arriva. Incredibile.

- Si, si, certo..

- Beh, lasciami il numero, magari ti chiamo.

Era de maggio, io no, nun mme scordo, na canzone cantavamo a doje voce…

Franz Hugel è il mio maestro di crucco. Io mi aspettavo una Frau con i polpaccioni (perche´un po’ è vero che hanno la silhouette di un’abat jour, dai) talmente sodi da impastare lo strudel. Invece Franz e´piccolo, magrissimo e suda molto. Poveraccio. Ha una classe di 10 elementi di cui nessuno balbetta una parola di tedesco. C’è un  tredicenne di Fortaleza, un trombeur de hommes greco, due gemelle di Tel Aviv (che mi ripetono  “pasta fresca” ogni volta che incrocio involontariamente il loro sguardo), un palestinese timidissimo, un elettricista polacco con i polsi sempre timbrati per i parties, una coppia cilena, un vietnamita che tifa per la Roma (giuro), una bulgara .

Sembra una barzelletta, magari un po’ prolissa, invece no. Sono i miei nuovi compagni di scuola.

- Italiana? – dice Franz, che sa tutte le lingue del mondo e talvolta, mentre spiega, si rivolge direttamente a uno di noi e ribadisce il concetto nella lingua madre dell´alunno, talmente bene che neanche loro capiscono.

- Si, sono italiana. Si vede tanto?.. Franz ride. C´e`poco da ride, vorrei dirgli.

Ich bin, du bist..

Franz applica il metodo interattivo con passione e il confronto con qualche mio vecchio insegnante italiano che si chiedeva ogni giorno “perchè sono qua” è automatico.

Esempio pratico: per imparare i numeri  Franz ci fa giocare al Bingo. Per imparare la fonetica (che nel crucco è una questione millimetrica tra lingua, denti, palato, alitosi, e non basta aggiungere le s come fanno gli italiani a Formentera) saltiamo avanti e indietro in fila per uno, in una versione dei quattro cantoni allargata. Uno spasso. Un po’ meno quando si azzarda a parlare crucco strettissimo e noi guardiamo nel vuoto.

Sto iniziando a balbettare due frasi fuori dall’ala protettiva di Franz ma il risultato e´ stato imbarazzante. In farmacia chiedo dei tampax ma dopo un minuto mi sento come Verdone quando in Ungheria chiede degli assorbenti per la sorella. Tra il mimo e il patetico.

Almeno io provo a sdrammatizzare, sghignazzando tra i denti, ma la farmacista resta inflessibile nella sua pettinatura bionda cotonata alla Samatha Fox.

- Nein, nein.

Evidentemente non è cresciuta con un certo humor becero nelle vene.

Mauer Park la domenica è invaso (ma con criterio) dagli stands con il vintage piu´estremo, la maglietta fatta a mano, pezzo unico in assoluto nel globo, focacce “spinat und käse” impastate dalle mani callose delle donne turche, vampate di “currywurst” e cimeli della DDR, tra cui quello più deciso e ormai impercettibile: die Mauer. Il muro. Sotto il muro, in una sorta di anfiteatro, c’è l´attrazione migliore divenuta istituzione. Un karaoke spontaneo che riempie fino all´orlo i gradini di spettatori. Ieri un vecchio signore con una busta di plastica si è cimentato nella lirica, anche se non era propriamente un testo lirico. Dopo aver avuto i nazisti sotto casa  e fatto la fame con i sovietici, ora canta, inventa le arie, sotto i resti del muro davanti a frotte di berlinesi, turisti ignari e biciclette rubate. Curiosa la storia.

Non molto distante una spagnola vende per 15 euro magliette rosse con la stampa dell´ Ispettore Derrick.

Ne comprerò una a mia nonna.

Natasha Ceci

Scritto da il lug 21 2010. Registrato sotto REALITY BITES. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Commenta:

4 Commenti per “Marion in Berlin. L’insegnante di tedesco non viene a casa.”

  1. fay

    die Mauer = il muro (in tedesco, e’ femminile)
    der Mauer = non esiste
    der Maurer = il muratore

    ;)

  2. Natasha

    E per fortuna che avevo controllato!..Il mondo lisergico degli articoli tedeschi..Grazie mille: rettifico.
    Ciao
    Natasha

  3. Ada

    Non ti scoraggiare! Der-die-das hanno una loro illogicità… hai notato che la ragazza è neutro come il bambino ;-) Das Madchen e das Kind! Mi son sempre chiesta come la morfologia delle parole che finiscono in -chen possa influenzare una cosa vivente che ha sesso! AHAHH! Sarà che le seghe mentali sulle lingue aiutano ad aprire la mente! Sei mutig…

  4. Paolo

    Ciao Marion, grande!
    Sopratutto la descrizione della tua nuova classe: una via di mezzo tra “Il Merchese del Grillo” ed “Amici miei”, che per i miei standard valutativi (un po’ beceri ma non troppo) è un complimento davvero elevato!
    Mi hai fatto ridere, hai talento, brava! Ricorda che imparando il tedesco – anche diventando simile ai madrelingua – questo tipo di humor non funziona sempre con i tedeschi (con gli italiani è quali a “botta sicura”).
    Un saluto da Berlino e continua a scrivere.
    Paolo.

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